lunedì 16 gennaio 2012

CERVIA DIA UN RICONOSCIMENTO AL REGISTA TEATRALE FABIO BATTISTINI

“Verso il sacro, un itinerario al teatro” edito da Emmevi Grafica (Va) è uscito nell’ottobre 2010. L’autore, Fabio Battistini, è morto nel gennaio 2011. La copertina riporta un suo bozzetto teatrale, e in quarta il sipario del Teatro comunale di Cervia, dipinto da Caneva (1862). Il volume è dedicato all’attrice Paola Borboni, sua musa dagli anni della giovinezza. La prefazione è stata scritta dal sindaco di Cervia Roberto Zoffoli. “Siamo orgogliosi –scrive il Sindaco –che Fabio sia nostro concittadino e gli esprimiamo tutta la nostra gratitudine per aver tenuto alto il nome di Cervia, ma soprattutto perché ha sempre amato la sua città, senza mai dimenticarla.” Il libro percorre, con un’introduzione autobiografica, la carriera teatrale di Fabio Battistini dal Liceo Artistico di Ravenna, dove si diplomò prima di volare a Roma all’Accademia di Belle Arti per il corso di scenografia. Ricorda il prof. di disegno geometrico Alberto Fabbri che si era occupato di teatro quando frequentava l’università di Firenze (Architettura) e che, di fronte a questo giovane così appassionato gli aveva passato il suo sapere. Scrive che si era “nutrito dei riti delle feste religiose di una civiltà contadina (così era Cervia, fra i salinari e quella comunità chioggiotta di marinai): un paese ricco di pregiudizi atavici, superstizione e fatalismo.” Dove l’artista “è colui che resta un diverso, colui che ‘srazza’, appunto: un sognatore, un pazzo, il ‘viandante’: un essere comunque pericoloso perché porta scompiglio dentro l’ordine precostituito , come il marinaio che resta pur sempre un ‘uilisside’.” Forse è così che ha continuato a sentirsi ogni volta che ritornava a Cervia dove non gli sono mai state date molte possibilità di esprimersi in teatro nel corso degli anni. Dopo l’Accademia romana, ebbe modo di fare incontri ed esperienze nel mondo del teatro e anche un po’ nel cinema, conoscendo personaggi come Gasman, s’inserisce nel contesto milanese . A Cervia aveva fatto le prime esperienze con la sua compagnia del Siparietto proprio nel bel teatro comunale e a Milano, però si lancia nel filone della grande tradizione segnata negli anni sessanta da nomi come Valentina Cortese e di Strehler, della Borboni e di tanti altri. Aveva iniziato con Pirandello, ma a ritroso nel tempo storico, si trova a disegnare scenografie e a curare regie per Goldoni, Macchiavelli, Dante, Jacopone da Todi. Il libro è ricco di foto,di bozzetti, di descrizioni delle sue tappe memorabili a iniziare dai costumi disegnati per “Aspettando Godot” di Beckett, “ per “La favola dei figlio cambiato” di Pirandello, per la “forza del destino “ di Verdi. Poi c’è la sua firma per le drammaturgie e le regie: “tre civette sul comò” di Romeo De Baggis recitate da Paola Borboni, ecc. E via via il teatro religioso da lui ideato emesso in scena : “il pianto della Madonna” di Jacopone da Todi o gli “Atti del processo a suor Virginia Maria, monaca di Monza” e “Il dialogo delle carmelitane” di Bernanos . Fu in occasione di quest’ultimo allestimento che mi raccontò di aver utilizzato l’edizione del libro dello scrittore francese che gli avevo dato quando frequentavamo insieme il Liceo artistico. Le cose erano andate così: avevo lasciato un libro che mi aveva imprestato sui sedili di uno dei treni che prendevano ogni giorno sulla tratta Cervia-Ravenna e viceversa. A quei tempi le nostre possibilità di spesa erano assai limitate e ogni libro acquistato diventava un bene prezioso. Non essendo in grado di ricomperare il libro, gli offrii il mio che era, appunto, “il dialogo delle carmelitane”. Il libro riporta oltre le foto e i disegni, gli articoli delle critiche a suoi lavori, offrendo una documentazione preziosa e unica della sua opera. Mi raccontò, in occasione della presentazione del primo libro di ricordi “La bella Cervia” che avevano proposto al Comune una mostra con i materiali scenografici e i costumi teatrali che aveva diligentemente raccolto nei lunghi anni della sua carriera. E’ stata formulata da più parti, anche dai colleghi e dagli artisti di area milanese, la proposta di intitolare il Teatro di Cervia alla sua memoria. Le parole del Sindaco nella prefazione del libro, dovrebbero, ora che Fabio non c’è più, indicare questo esito persino doveroso, e riparatorio, per la sua sottovalutazione in vita. Ma che ne sarà della straordinaria documentazione di una vita dedicata al teatro? Non sarebbe il caso, da parte del comune di Cervia, di bandire un concorso per tesi sul regista cervese e progettare, per esempio, un museo permanente in una stanza del teatro ? p.s. articolo commentato su' LA VOCE DI ROMAGNA e IL CORRIERE DELLA ROMAGNA

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